Tommaso Carriero    Mercoledì 04 Aprile 2007    PDF Stampa E-mail
Antoni Gaudi', l'architetto di Dio

A 155 anni dalla nascita del grande architetto catalano, prosegue il processo per la sua beatificazione. Attento ai bisogni degli altri nella stessa misura con cui guardava la realtà, fonte di inesauribile ispirazione per i suoi capolavori. Barcellona fu la sua patria artistica ed il popolo catalano oggi ne riconosce grandezza e santità.
A 155 anni dalla nascita del grande architetto catalano, prosegue il processo per la sua beatificazione. Attento ai bisogni degli altri nella stessa misura con cui guardava la realtà, fonte di inesauribile ispirazione per i suoi capolavori. Barcellona fu la sua patria artistica ed il popolo catalano oggi ne riconosce grandezza e santità.

Antoni Gaudí (1852 - 1926), fu un famoso architetto catalano, massimo esponente della architettura modernista catalana, famoso soprattutto per il suo stile d'avanguardia.

A dispetto del suo carattere appartato, del suo odio per le fotografie e per le pubbliche relazioni, del suo ostinato sedentarismo, Gaudì è oggi l’architetto più popolare del mondo; e probabilmente sarà anche il primo architetto beato essendo il processo di beatificazione in fase avanzata.

Ogni anno due milioni di persone si arrampicano con lo sguardo su per le guglie della sua Sagrada Familia. Anche fuori dalla Pedrera, magnifica casa costruita nel 1906 sul Passeig de La Gracia, la coda è perenne, mentre migliaia di persone affollano il capolavoro del Parco Guell.

Gaudi è addirittura entrato in scena per le soluzioni del dopo Twin Towers: gli amministratori di Barcellona hanno infatti presentati alle autorità americane il progetto di un grattacielo di 360 metri che l’architetto catalano aveva studiato per due committenti d’oltreoceano.
Ma la popolarità di questo architetto, nato 155 anni fa in un paesino a sud della capitale catalana e morto nel 1926 sotto le ruote di un tram, si deve anche alla fama della sua santità, di uomo ricercato dai potenti, che aveva condotto una vita riservata quasi monacale. Egli aveva rinunciato alle ricchezze, era attento alle necessità di quelli che lavoravano sotto di lui ed era assai devoto a Maria ed a S. Filippo Neri.

Il fascino suscitato dalla figura della Madonna si interpreta mirabilmente in una sequela di piccoli segni che l’architetto incastonava tra le pieghe delle sue opere; non sono essi ignoti, ad esempio, alla più anziana inquilina della Pedrera, Elvira Roca-Sastre, che sul soffitto della sua camera da letto, tra gli stucchi arabescati, può leggere ogni sera, prima di addormentarsi, questa scritta in catalano “Verge Maria, not sapigue greu de serpetita, també lo son les flors y lo son le estrelles” che tradotto significa “Vergine Maria non ti sembri male essere piccola, lo sono anche i fiori e le stelle”.

Nel 1884 ottiene la direzione dei lavori della basilica della Sagrada Familia, una costruzione che assorbirà le sue energie fino al giorno della sua morte e che non riuscirà a completare. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel cantiere della Sagrada Familia in una solitudine quasi da eremita.

La grandezza di Gaudì e della sua architettura sta certamente anche nel suo atteggiamento realista, attento alla funzionalità di ogni particolare; egli era sapiente senza necessità di essere colto, mistico ma sempre con i piedi ben saldi a terra. “Gaudì ha sempre cercato l’ispirazione della natura ed in particolare nella natura del Mediterraneo” ha spiegato Joan Bassegoda y Nonell, uno dei massimi conoscitori dell’architetto catalano. “La luce del Mediterraneo arriva a 45 gradi e permette una illuminazione perfetta degli oggetti, fa vedere chiaramente la realtà”. Di se stesso Gaudì infatti diceva “Io ho immaginazione, non fantasia”.

Immaginazione viene da immagine, vedere la realtà delle cose, le cose come sono, non come la fantasia le elabora. A Gaudi non piaceva la fantasia. La natura, mai uguale nelle forme, ma sempre perfettamente funzionale, è la sua vera fonte di ispirazione. Dalla natura ad esempio, deriva la concezione inedita degli archi, non tracciati con il compasso, ma disegnati ispirandosi alla linea lasciata da una catena tenuta per i due estremi.

Partendo dall’osservazione della realtà aveva risolto un problema statico con la massima semplicità attuando così anche una conquista estetica. Sviluppando ed applicando un principio desunto dalla realtà, si era trovato tra le mani forme di inedita bellezza che non temeva le soluzioni più ardite, come quelle purissime e slanciate del corridoio del Collegio delle Teresiana, forse il capolavoro più silenzioso dell’architetto di Dio.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Luglio 2007 )