Emiliano Massimini    Giovedì 05 Aprile 2007    Stampa
Enineftegaz e la Madre Russia

 

Eni ed Enel si aggiudicano per 5,8 miliardi di dollari l’acquisizione di alcuni asset della Yukos, ex azienda privata monopolista dell’energia in Russia, ora fallita e messa in liquidazione. L’operazione, tuttavia, sembra favorire la Gazprom ed il ritorno in Russia del monopolio pubblico nel settore energetico.

Eni ed Enel sbarcano nel mercato energetico russo e lo fanno con un investimento di 5,8 miliardi di dollari. Tanto è costata ai due campioni nazionali dell’energia, attraverso la loro joint venture in Enineftegaz, l’acquisizione di alcuni asset della Yukos, ex monopolista nel settore energetico in Russia. Due anni fa il patron di Yukos, il magnate Mikhail Khodorkovsky, è stato arrestato dalle autorità di Mosca, attualmente è detenuto in Siberia e l'azienda, dichiarata fallita, è stata messa in liquidazione.

La Enineftegaz, dunque, in questo secondo atto dell’asta, si è aggiudicata l’acquisizione di tre importanti società del gruppo, il controllo con il 20% di Oao Gazprom Neft ed alcuni altri asset minori. L’operazione italiana ha avuto la meglio sul gigante statale russo Rosneft che, tra l'altro, si era già aggiudicato nei giorni scorsi, per quasi sei miliardi di euro, il primo lotto liquidato.

"Questa operazione è un importante passo nella strategia di Eni di assicurarsi accesso a riserve in paesi leader nella produzione di idrocarburi”, ha commentato Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni , secondo il quale “i proficui e continui rapporti tra Italia e Russia, sottolineano il valore della alleanza strategica con Gazprom''.

L'intesa firmata da Scaroni e la Gazprom, alla fine dell'anno scorso, consetirà ai russi di entrare già da aprile nel mercato della distribuzione di gas in Italia con un quantitativo di metano che potrà arrivare a 3,5 miliardi di metri cubi nei prossimi anni.

L’alleanza russa e gli accordi ricordati da Paolo Scaroni scattano, dunque, ora anche in questa operazione condotta dalle aziende italiane all’ombra del Cremlino. Subito dopo l’aggiudicazione degli asset della Yukos, infatti, Eni ed Enel hanno offerto a Gazprom un'opzione per acquisire entro due anni il 51% delle tre società acquistate.

Secondo Eni, comunque, l’affare è certo perchè le tre società “possiedono 5 giacimenti di gas e condensati di gas e parte di altri 3 giacimenti nel territorio di Yamal Nenets (Ynao), la regione che produce le maggiori quantità di gas al mondo”.

Senza dubbi anche l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, secondo cui in questo modo Enel diventa la “prima azienda europea presente in Russia nella generazione e nel trading di energia elettrica, acquistando importanti riserve di materia prima. Questo risultato - conclude l’ad - è anche il frutto della capacità delle aziende italiane di fare sistema e cogliere le occasioni di crescita all'estero”.

Anche il ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, ha sottolineato come queste notizie “ci dicono che con un po' di coraggio ci sono aziende italiane che possono svolgere il ruolo loro in ambito internazionale”. Dello stesso avviso sembra essere anche il coordinatore del dipartimento attività produttive di Forza Italia, Pierluigi Borghini, che, commentando con soddisfazione l'asta vinta dal consorzio italiano, sostiene che “'Eni ed Enel stanno dimostrando la capacità dell'Italia di essere protagonisti nel mondo”.

Dal coro unanime degli apprezzamenti, in Italia, esce soltanto il deputato radicale Bruno Mellano. L’esponente della Rosa nel Pugno fa notare che bisognerebbe “andare oltre le dichiarazioni entusiaste sulla capacità di penetrazione delle nostre imprese a Mosca e ragionare, invece, sulle dichiarazioni dei vertici di Gazprom, che si sono dichiarati subito disponibili ad acquisire il 51% delle tre società che Eni ed Enel si sono aggiudicate in un'asta pubblica e che hanno un minuto dopo offerto in opzione a Gazprom. Non vorremmo che in questa vicenda Eni ed Enel svolgessero la funzione di teste di legno a tutto vantaggio del colosso Gazprom che avrebbe accesso alle tecnologie più avanzate di Eni ”.

Le perplessità avanzate sull’operazione sembrano trovare riscontro soltanto sulla stampa estera a cominciare proprio da quella russa.
L’autorevole testata economica Vedomosti titola, infatti, in prima pagina "Fratelli di gas" e commenta come “l'Eni ha comprato gli asset Yukos per Gazprom”. Più incisiva ancora la gazzetta vicina al Cremlino, Vremja Novostei, che, con un articolo titolato “Un Matrimonio all'italiana”, rileva che “Eni ed Enel hanno comprato gli asset Yukos, non tanto per sé, quanto per Gazprom". L’attenzione della stampa russa continua sul quotidiano finanziario Kommersant che evidenzia, “gli stranieri hanno comprato gli asset Yukos per Gazprom, gli esperti ritengono che l'asta è proseguita in base a una sceneggiatura già scritta, e Rosneft (compagnia petrolifera statale russa aggiudicatasi il primo lotto) ora acquisirà i rimanenti e significativi asset Yukos. Il monopolio già prima dell'inizio della vendita di Yukos si era accordato con gli italiani sul fatto che avrebbero partecipato all'asta sotto il controllo di Gazprom”.

In Russia, insomma, sembra proprio che non abbiano dubbi sul fatto che l’operazione italiana sia avvenuta per favorire il ritorno, tramite questa repentina cessione da parte di Enineftegaz della maggioranza delle aziende acquisite all’asta alla Gazprom, ad un monopolio di fatto pubblico nel mercato dell’energia.

El Mundo, quotidiano spagnolo, ricostruendo l'excursus della vendita a partire dalla prima asta, a marzo, vinta proprio dalla Rosneft, ricorda come in quell’occasione l’unico rivale fu la britannica BP, la cui partecipazione “venne interpretata dalla stampa russa come un passo per attirare le simpatie del Cremlino e assicurarsi un business in Russia dando un aspetto di legalità alla polemica liquidazione di Yukos, accresciuta dal sempre maggiore controllo statale sul settore energetico”.

Anche il Sunday Telegraph era intervenuto evidenziando come alcuni azionisti espressero riserve sui danni all'immagine che la Bp avrebbe potuto riscontrare nell'affare Yukos, anche a seguito delle dichiarazioni di Claire Davidson, uno dei portavoce dell’ex monopolista privato, che sostenne “l'intera operazione e' combinata. Si tratta della prima fase della più grande espropriazione del mondo”.

Di questo ipotetico danno d’immagine parla chiaramente in Germania il Financial Times Deutschland. Il giornalista Olaf Preuss, in un articolo titolato “utili idioti” argomenta il fatto che Eni ed Enel “si sono resi compartecipi di una pessima farsa, il cui vero vincitore è il monopolista pubblico Gazprom”. Il quotidiano economico tedesco chiude con l’interrogativo sul “perché Eni ed Enel si sono lasciate trascinare in questo gioco”.

Insomma sembra proprio che all’estero l’intera vicenda della vendita Yukos è intesa come l’esproprio statale di un azienda privata, il cui proprietario, fatto arrestare perché oppositore politico, marcisce ora in Siberia. All’estero sembra che le aziende non russe chiamate a partecipare alla legittimazione di questa operazione non vengano viste proprio di buon occhio. Si ritiene insomma che il prestarsi a questo genere di vicende sia quantomeno da denunciare.

Tutto questo avviene però soltanto oltre confine. In Italia, infatti, si parla unicamente del “coraggio delle imprese nostrane che finalmente si gettano alla conquista dei mercati stranieri”. Resterebbe da capire se di autentico coraggio imprenditoriale si è trattato o se, all’insaputa degli italiani, è toccata alla Enineftegaz la parte dell’utile idiota di turno. Ma, a quanto sembra, dalle nostre parti, questo genere d'interrogativi, sembra proprio non interessare nessuno.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 30 Aprile 2009 )